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Il massaggio Rolfing

Ho ricevuto un ciclo di dieci sessioni ravvicinate di "Osho Rebalancing" nel 1992. Il massaggiatore che mi toccava - Dharmaraj - durante ogni sessione mi ripeteva: "Se senti del dolore... respira". In questi ultimi anni sono cambiate molte cose nell'uso e insegnamento di questa tecnica (che deve molto al "Rolfing" l'intensità del lavoro sul tessuto connettivo) ed è oggi poco frequente l'uso di una manipolazione molto energica per rendere il cliente consapevole di rigidità o blocchi presenti nel corpo-mente.

Quanto segue appartiene al sito www.rolfing.it - si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione - e descrive molto bene questi cambiamenti:

Negli anni '60, quando il Rolfing ha iniziato a diffondersi negli Stati Uniti, era conosciuto non solo per la sua capacità di modificare la struttura in dieci sessioni di massaggio, ma per il male che si sentiva durante le sessioni. In parte era vero, e a volte è vero anche oggigiorno, ma va detto che la tecnica si è di parecchio addolcita, è meno rude. Si è appreso che per superare un blocco ci sono tante possibilità, e non sempre la manipolazione diretta e decisa è la più efficace. Se la manipolazione che pratichiamo si fa dolorosa, il Rolfer e il cliente insieme possono utilizzare questa sensazione sgradevole per raccogliere una serie di informazioni utili: ad esempio che la zona che si sta toccando presenta "tensioni", rigidità, durezza, e non sempre queste cose sono così ovvie. (...) Superare il dolore è un'altra importante fase del processo di interazione del Rolfing: usare il respiro, sentire il sostegno da parte del Rolfer per lasciarsi andare, usare il movimento, modificare il ritmo accelerando e rallentando la manipolazione fino a trovare la sintonia, contrastare e accettare, sono esperienze che rafforzano e migliorano la flessibilità.

Il massaggio può liberarmi dal mio mal di schiena?

Bisogna probabilmente considerare legittima l'aspirazione di sbarazzarsi del proprio mal di schiena (se lo si ha ovviamente) attraverso l'uso di uno strumento sofisticato come il massaggio Rolfing, il quale cerca di risolvere le cause fisiche del dolore attraverso un miglioramento del rapporto della struttura corporea nel campo gravitazionale. Questo è il punto centrale della questione: la nostra mente è continuamente impegnata nella ricerca di dare un senso agli eventi e cerca di farlo in armonia con le precedenti esperienze e in accordo con il proprio senso di identità. Il corpo precede l'elaborazione dell'esperienza, perché la filtra e veicola. (...) Chi ad esempio tiene cronicamente su le sue spalle, compie uno sforzo continuo di "star su", di razionalizzare, di abbandonare l'istinto, il corpo. Che possibilità ha allora il corpo di far sentire la sua voce se non quella del disagio, della rigidità, del dolore? Il problema fondamentale è però capire se si ritiene il corpo più o meno saggio della mente. Se si propende per la seconda, illuministica ipotesi è allora giusto volersi sbarazzare del proprio mal di schiena e di qualunque altro messaggio questo primitivo corpo voglia indirizzarci, ma se si pensa invece che la saggezza, il sentire profondo siano invece nelle profondità delle nostre cellule allora diventa indispensabile dare un senso a questo mal di schiena, non sbarazzarcene, ma accoglierlo, elaborarlo e costruire le basi attraverso il lavoro strutturale affinché il nostro corpo non necessiti più di inviarci messaggi così forti. (...) Nel nostro mal di schiena perciò c'è il nostro passato, il nostro presente ma anche le possibilità future che vorremo concederci grazie alla fondazione di una struttura corporea più capiente, flessibile ed in linea con la nostra identità profonda. Integrazione strutturale fu il primo nome del Rolfing laddove integro significa non toccato, cioè in armonia con l'originalità della nostra esistenza alla quale possiamo e dobbiamo cercare di riallacciarci. Il Rolfing in conclusione non ci libera dal dolore, ma ci concede la possibilità di vivere in un corpo più accogliente che ci aiuti a dare un senso alla nostra vita e non avere bisogno del mal di schiena per ascoltare i nostri bisogni profondi. (...) 



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